La storia

La piana verdeggiante e silenziosa di Montaperti, situata in prossimità della “porta del Chianti” da un lato, e delle famose “crete senesi” dall’altro, è stata teatro, il 4 settembre dell’anno 1260, di una delle più celebri e cruente battaglie che la storia d’Italia ricordi, quella tra senesi e fiorentini; battaglia conclusasi con una vittoria così schiacciante dei primi, nonostante il numero ridotto delle forze in campo, che ancora oggi Siena ne mantiene vivo il ricordo.

In quegli anni gli interessi mercantili e finanziari delle due città erano da tempo in conflitto e la rivalità economica si traduceva in una rivalità politica e di egemonia sul territorio, che vedeva a Firenze la supremazia dei guelfi, sostenitori del Papa, e a Siena quella dei ghibellini, alleati dell’Imperatore Manfredi di Svevia, figlio naturale di Federico II°.

Nonostante la superiorità numerica dei fiorentini (l’armata guelfa, infatti, era composta da 3000 cavalieri e 30.000 fanti, mentre l’armata ghibellina da solo 1600 cavalieri e 18.000 fanti), a Montaperti i senesi riportarono una vittoria schiacciante dopo 11 ore di battaglia ininterrotta. Le perdite dell’esercito guelfo furono stimate in circa 10.000 morti e 15.000 prigionieri, mentre i ghibellini persero solo 600 uomini con 400 feriti. Una vittoria così cruenta da restare impressa nelle parole di Dante Alighieri nel celeberrimo Canto X° (85) dell’Inferno: “ …Lo strazio e l’grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso, tal orazion fa far nel nostro tempio”.

Dall’Archivio di Siena sono misteriosamente scomparsi tutti i documenti del secondo semestre dell’anno 1260, ragion per cui l’epico conflitto del 4 settembre di quello stesso anno è stato praticamente cancellato dalla storia, ma gli echi della Battaglia di Montaperti risuonano ancora oggi in vario modo nel territorio.

Le “cronache senesi” del 1430 citano la località dello scontro tra i due eserciti con il nome di Monte Aperto (antica denominazione di Montaperti), nella valle della Malena, ove sorgeva anche un castello di proprietà della famiglia Berardenghi, la quale possedeva tutti i terreni della zona fino all’Arbia.

Oggi questa località si chiama appunto Montapertaccio (in toponomastica il suffisso “accio” viene applicato ai nomi di luogo nei quali è andato distrutto l’edificio più importante) e i resti del castello sono ancora visibili sotto la piramide eretta, a ricordo della grande vittoria dei senesi, verso la fine dell’800, ai piedi dei quali è situata la Fattoria Le Pietre Vive.

A Montaperti, in una famiglia contadina, è nato inoltre il più grande pittore senese del Cinquecento, Domenico di Giacomo di Pace, detto Domenico Beccafumi (Montaperti 1486? – Siena 1551), avviato all’arte da Lorenzo Beccafumi, padrone del fondo su cui lavoravano i suoi genitori, dal quale prese poi il nome.

Secondo alcune fonti, infine, fu proprio in ricordo della memorabile battaglia di Montaperti e dello scampato pericolo che i senesi decisero di indire il Palio, una delle corse di cavalli più antiche del mondo e, probabilmente, la festa storica più importante e conosciuta d’Italia, che si svolge il 2 luglio in onore della Madonna di Provenzano ed il 16 agosto in onore della Madonna dell’Assunta nella celebre piazza di Siena, denominata “Il Campo”.

La corsa, alla quale partecipano, per estrazione, solo 10 tra le 17 contrade che disegnano i vari rioni cittadini, prende il nome da pallium (mantello di lana), che era il drappo di stoffa pregiata destinato alla Chiesa del rione vincitore. Dal Settecento, invece, si è affermata l’idea del Palio-dipinto, infatti il più antico drappellone conservato a Siena, nel museo della contrada dell’Aquila, risale proprio al 1715. Il Carroccio che si vede sfilare durante il corteo storico del palio di Siena è stato appunto ricostruito sulla base di disegni dell’epoca a somiglianza di quello utilizzato nella citata battaglia.

Nel luglio dell’anno 2010, in occasione della ricorrenza del 750° anniversario, il Palio è stato dedicato proprio alla Battaglia di Montaperti.

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